
Molfetta, 09/05/2026
Quella che segue è la "terza e ultima parte" delle fortificazioni molfettesi, un ricerca realizzata dal nostro amico Cav. Corrado Pisani, appassionato conoscitore della storia di Molfetta. Un contributo prezioso alla memoria collettiva della nostra comunità, che l’Associazione Oll Muvi, affermata nel mondo con il brand "I Love Molfetta" è lieta di ospitare sul proprio sito web.
Per Conclusione Decurionale del 28 ottobre 1578(77) l’Università deliberò la realizzazione della porta nella strada vicino la Madalena.
Il lavoro fu eseguito dal mastro fabbricatore Giacomo (n. 1541 ca.), figlio del mastro fabbricatore Leone di Spinazzola detto delo Garignone. L’esistenza di questa porta, tuttavia, risale a un secolo prima. Infatti, il testamento rogato il 27 gennaio 1472 da notar Bartolomeo Lepore, testimonia che Nicolao Strumbulo alias Muscati nell’istituire eredi universali i suoi fratelli Joanne e Luca Muscati, dichiarò di essere proprietario di un “jardeno”, situato «i(n) pertinen(tiis) Melfittj jux(ta) porta(m) que d(icitu)r dela Magdalena» ovvero nella zona dove era presente la struttura ospedaliera della città, identificato da tre diversi nomi: ospedale di san Giacomo (1410-15),ospedale di santa Maria Maddalena (1431) e ospedale dell’Annunziata (1433).
L’esistenza dell’ospedale molfettese è avvalorata dal fatto che il 17 maggio 1481 l’Università emise una ordinanza con la quale veniva vietata la discarica di rifiuti nel tratto che andava dalla «porta dela matalena fin(o) alla piscina delo comune». La zona interessata doveva coincidere con quella posta a ponente della strada che, salendo verso la piscina Comune (sita a largo D. Picca), si raccordava alla strada Ospitale (odierna via Cifariello).
Il 23 dicembre 1582(81) l’Università emise un mandato di pagamento di 16 ducati e 1 tarì a favore delle maestranze che avevano realizzata la porta nova facta alla strata dela piscina Comune. A costruirla fu mastro Francesco Nicolizzo che percepì un compenso 3 ducati, 2 tarì e 10 grana.
Il 16 aprile 1610 il gesuita Rev. Padre Joanne Antonio Poderico acquistò da tale Martius de Riccardo un primo pezzo di terreno, sito «extra muros civitatis melficti in loco ubi dicitur lo largo di Santo Bernardino iuxta stratam publicam iuxta domum sive trappetum Julij de Luca iuxta domum Fabritij de Filiolis», sul quale edificare il Collegio di Gesuiti voluto dal defunto Arciprete molfettese Giovanni Silvestro Virgilio de Mayora (b. 13 gennaio 1549 - m. 18 febbraio 1609).
La zona interessata è visibile in una delle quattro piante di detto “Collegio” attualmente presenti nella Biblioteca Nazionale di Parigi e che dovrebbero far parte di una relazione firmata dall’architetto gesuita Pietro Provedi (1562-1623) con lettera in data 8 gennaio 1614. La planimetria, che riporta la situazione della zona che va dal “borgo e piano per Barj e Lecce” al “Castello della città” (edificato a Largo V. Emanuele), è riconoscibile anche per la presenza della residenza (domum) di Giulio de Luca che, divenuta poi in ordine cronologico di proprietà delle famiglie Tortora, Brayda e Pappagallo, venne demolita nell’estate del 1957.
Nel mese di luglio 1610 alcune parti del “torrione del mare che passa o di mar cipassaro” (intendi Torrione Passari) crollarono e si rese necessario ripararlo. Il 15 settembre 1611(10) il miles hispanus Joannes Albernos de Andela o Andrada, Capitano a guerra di Molfetta, d’ordine del signor don Francesco de Luna, Preside della Provincia di Bari, ordinò all’Università di eseguire i lavori al torrione per ripristinare l’integrità del sistema difensivo. Agli inizi di aprile del 1611, su disposizione del Vicerè, da Napoli giunse in Molfetta il regio ingegnere Pietro Castiglione. Egli, autorizzato a venire in città con lettera del 26 marzo 1611, si fermò a Molfetta per ben ventidue giorni per ispezionare, eseguire il disegno e relazionare sul modo per restaurare il torrione crollato.
Ai primi di luglio 1611 il Regio ingegnere Felice de Lise (o de Rise) di Trani si portò in Molfetta per eseguire un sopralluogo e redigere una relazione per definire i necessari lavori di ripristino del Torrione principale. L’ingegnere, che si fermò in città per quattro giorni ed eseguì anche un disegno del Torrione, per il suo lavoro percepì un compenso di 8 ducati. Con una “relazione” datata 21 novembre 1613 l’ingegnere Felice de Lise certificò la perfetta esecuzione dei lavori e l’ultimazione degli gli stessi con un costo totale di poco più di 1028 ducati.
Intanto il venir meno del pericolo ottomano dopo la battaglia di Lepanto (7 ottobre 1571), la difficoltà di reperimento delle somme necessarie per proseguire la realizzazione della seconda cinta muraria e l’avvio (tra il 28 aprile 1610 ed il 6 luglio 1611) dei lavori di edificazione della chiesa del Collegio dei Gesuiti portarono a un ridimensionamento del progetto della fortificazione.
Il 31 agosto del 1613, il possidente Giulio de Luca acquistò dall’Università un terreno chiamato delli Torrionj, situato al di fuori delle mura «adversus portam de castello ... iuxta viam per quam itur versus planum Ecclesie de Santo Bernardino et versus suburbium iuxta litus maris». Ventinove anni dopo (1642) lo stesso terreno fu ceduto dagli eredi di Giulio de Luca al Sacerdote Vespasiano Vulpicella che vi fece costruire la chiesa del Purgatorio.
Tra la fine di febbraio e la prima decade di marzo del 1614 il signor don Diego d’Ayala venne a Molfetta per visitare il Torrione. Nello stesso anno (1614) i documenti certificano che la difesa della città sul lato mare di levante era garantita da tre torrioni, rispettivamente, chiamati “di mar cipassaro, del castello e tondo (tunne)”.
Nell’agosto del 1624 «per impedire l’entrare dei forastieri per osservanza dell’ordine regio in materia della peste» (del 1622-23) furono ordinati ed eseguiti lavori di rifacimento di tre porte chiamate porta nella strada di S. Maria dei Martiri, porta alla strada della piscina Commune, porta alla strada che va verso la piscina Nova (vicino la casa di Giovanni Battista de Nesta, già dal 1519 “hosteria magna” della famiglia de Nesta, coincidente con il palazzo al civico n. 8 di via Sant’Angelo).
Nei giorni 4 e 5 settembre dello stesso anno (1624), per ordine di don Emilio Pignone, capitano a guerra di Molfetta, alcune maestranze (Francesco Antonio Taglia Ferro, Giuseppe di Lonardo de Bitonto, Angelo di Giuseppe de Bitonto, Donato d’Errico, Tonno Zazzaro, Ambrogio Zazzaro e Domenico dello Porto) furono impegnate a «sfabricare la fabrica fatta nella porta detta de Lisa posta nella strada che si va alla S(antissi)ma Vergine delli Marteri vicino il trappeto di Lattantio Passaro», per una spesa totale di 2 ducati, 1 tari e 10 grana. La lettura di diversi documenti consente di conoscere l’esatta ubicazione della porta de Lisa. Un documento contabile risalente al giorno 11 dicembre 1630 colloca questo ingresso «vicino la casa di mastro Giovan Jacomo Nicolizza nella strata per la quale se va alla Madonna delli Martiri». Riguardo questa casa sappiamo ch’essa appartenne prima alla famiglia “de Nicolizza” (1623), poi a quella “de Judice” (1668). Il molfettese Baldassare del Giudice per testamento del 21 ottobre 1706, letto ed aperto il seguente 4 novembre, eresse un Monte di beneficenza. Il 1° marzo 1753 il Monte del Giudice vendette questa stessa casa a padron Giuseppe Antico. La chiave del portone d’ingresso messo al civico numero 11 di via San Domenico è sovrastata dallo stemma della famiglia “Antico”.
Nel decennio 1635-46 la cinta muraria includeva cinque fabbriche chiamate torrione del Porto (o dell’Arcello o dell’Archicello), posto nella zona retrostante tra il palazzo Filioli (in via del Salvatore) e il forno della Chiesa (dopo l’arco in via del Salvatore), munito di una bocca da fuoco chiamato “sacro”, che proteggeva il borgo e il porto; il torrione detto la Galera o torrione della chiesa Madre (odierno Duomo), che copriva il porto e la zona marina di nord-ovest, munito di due “pezzotti”; il torrione di mare che passa (odierno Passari) munito di una (mezza) colubrina e cinque “sacri”, che copriva il lato mare di tramontana; il torrione di mastro Gioan Pietro de mastro Lullo al Largo del Castello, che guardava la zona marina di levante, munito di un sacro e due falconetti e il torrione tondo, in prossimità della porta di Largo Castello vecchio (odierno Largo Municipio). Oltre questi quattro, la Delibera del 21 settembre 1598(97) attesta l’esistenza di un quinto torrione chiamato della sepultura o sepoltura, ubicato in prossimità della cappella di san Giuliano (del Duomo), che consentiva l’accesso al molo dell’Università. Detto torrione è visibile anche in un disegno risalente al 1728. Le strutture appena elencate dovrebbero coincidere con quelle contraddistinte dalle lettere E, F-G, H (torrione della sepoltura), K, N, D. del “Designo” di Molfetta conservato a Madrid (pubblicato nella seconda parte di questo articolo).
Nel 1656, sedici anni dopo la vendita (avvenuta il 2 aprile 1640) della nostra città alla famiglia Spinola, nel regno di Napoli scoppiò un’epidemia di peste. Appresa la notizia (agosto/settembre1656), l’Università deliberò la realizzazione di una seconda cinta muraria da utilizzare come cordone sanitario per un migliore controllo sui movimenti delle persone. Fu decisa la costruzione di una cortina (fabrica) interrotta in quattro punti, dove sarebbero state edificate altrettante porte attraverso le quali entrare e/o uscire dal “suburbio” (sobborgo) della città. Furono edificati tratti di muri per collegare le porte e incorporare le piscine da cui si prelevava l’acqua per l’uso dei cittadini. La presenza di un avvallamento naturale del terreno, chiamato “il fosso”, coincidente con la zona retrostante/laterale dell’odierna chiesa di San Gennaro costituiva di per sè già una barriera.
Il 10 settembre 1656 si svolse l’asta pubblica «per il partito di tirar la fabrica dal pontone del trappeto delli PP. Giesuiti sino a quello del signor Tattoli [alla piscina Comune], e far le fabriche colla Porta Maggiore alla strada di Santa Maria dei Martiri». Il successivo 21 settembre il Banco dell’Università, nella persona di notar Leonardo Salvemini, ricevette il mandato per versare 60 ducati a mastro Andrea delle Donne, mastro Agostino Carabellese, mastro Giuseppe de Stena alias Pitrizzella (Petruzzella) e mastro Geronimo Germinario «partitari a tirar la fabrica dal pontone di fuori della chiesa di S. Domenico sino alla marina con farci la porta qual’era necessariissima nel tempo che s’avvicina di raccogliere l’olive, ut à tirar la cortina dal pontone de PP. Giesuiti sino à quello de signori Tattoli per introdurre i duoi vasi d’acqua entro il ristretto così quello della Piscina Nuova, come quello della Commune alla raggione di carlini 9 meno un quarto la canna». Altri due acconti (di 30 e 34 ducati) furono versati i successivi giorni 30 settembre e 11 novembre. Dallo stesso anno (1656) la porta di S. Maria de Marteri iniziò a chiamarsi porta di san Domenico o porta della Salute.
Il 25 settembre 1656 fu emesso il mandato di pagamento di 2 carlini a favore del mastro fabbricatore Vincenzo Piccino «per haver fabricato la porta della Nuntiata di Santo Berardino alla parte di dentro». Due mesi dopo, il medesimo ingresso era chiamato porta della Forticella o Barisana o di Bari o di San Bernardino.
Nel 1672 l’Università deliberò «di cingere il borgo, e porto di Mura». Il 14 maggio 1672, il mastro muratore Giacomo Manerba volendo concorrere a questo lavoro si recò dal notaio Marco Antonio de Andreola per fargli scrivere un rogito con il quale promise «di fare tutto il recinto di dette Mura per il prezzo di Ducati quindecimila». Quasi certamente la cosa non ebbe alcun seguito.
Il seguente XVIII secolo vide l’Università intenta solo a far eseguire interventi di manutenzione e rifacimenti alle diverse fabbriche (muraglie e torrioni).
A partire dal 15 agosto 1776 l’Università iniziò a concedere in enfiteusi porzioni della muraglia del borgo con l’obbligo di svuotare il terrapieno (della parte assegnata) per ricavare locali da adibire a botteghe.
Alla fine dello stesso secolo risale un’altra vista della nostra città (vedi immagine) ossia quella riportata nella Parte Seconda del testo «Il Regno di Napoli in prospettiva» dell’Abate Giovanni Battista Pacichelli, stampato nel 1703. Molti non sanno che la pianta riportata in quell’opera fu realizzata da un molfettese.
I documenti amministrativi, infatti, hanno permesso di accertare che il 20 dicembre 1695 l’Università emise un mandato di pagamento di 20 carlini a favore di Ventura (meglio Bonaventura) de Rossi «per haver fatto la pianta di questa città in prospettiva». Il disegno andò sicuramente perso dato che, quattro anni dopo, esattamente il 5 maggio 1699, Bonaventura percepì un rimborso di 5 carlini «per haver fatto la pianta di questa città in carta richiesta da Michele e Luiggi Mutij (errore per Michele Luigi Mutio) stampatori di Napoli, che hanno scritto come dovendo uscire in stampa il Regno di Napoli in prospettiva, mancava la pianta di questa città…».
Per decreto 25 aprile 1813, N° 1722, il re Gioacchino Murat autorizzò il Comune di Molfetta a mettere in continuazione i due borghi fuori le mura, aprendo due nuovi ingressi e costruendo altrettanti tratti di strada. Nel biennio 1813-14 il Comune commissionò l’esecuzione di diversi lavori: messa in opera di una nuova “basolata” nella strada dei Cappuccini, concessione in enfiteusi della bottega posta accanto la porta di Terlizzi, riparazione strade della città vecchia, restauro e pulizia delle 22 cisterne situate nel territorio rurale (su progetto dell’architetto civile Giuseppe Porta).
Nel 1823 fu demolito il torrione del Porto, il cui diametro maggiore era superiore a 40 palmi (10,53 metri). Al suo posto fu costruito un nuovo fabbricato destinato inizialmente come ufficio per l’Ascrizione marittima poi per Sanità e Capitaneria, indi sede della Cassa di Risparmio (1890-1904) e in tempi più recenti chiamato “ex palazzo Tributi”.
Il 13 giugno 1852 il Cav. Giuseppe Sigismondo, Sindaco di Molfetta, nel dichiarare che, giusto quanto stabilito da due delibere del Decurionato (10 aprile 1838 e 9 settembre 1850), per asta pubblica del 23 maggio 1844 il muratore Mauro Visaggio fu Domenico si era aggiudicato la concessione enfiteutica dell’antico Torrione sito al Largo del Castello con un pezzo di suolo adiacente, sottoscrisse il relativo atto notarile di cessione in enfiteusi rogato da notar Domenico Antonio Pomodoro.
L’accordo prevedeva l’abbattimento della porta del Castello e la costruzione di un palazzo che fu edificato subito dopo.
#weareinmolfetta #corradopisani #ilovemolfetta #puglia #ricerchemolfettesi #tiportoinpuglia #associazioneollmuvi #nicetomeetyoupuglia
Riproduzione riservata. La riproduzione è concessa solo citando la fonte con link alla news.











