
Molfetta, 07/10/2026
A Molfetta, in una domenica qualunque che qualunque non è stata, il teatro si è riempito fino all’ultimo posto. Nessuna sedia libera, nessun corridoio vuoto: solo attesa, curiosità, volti pronti a lasciarsi sorprendere.
Tutto merito di una semplice comunicazione sui social, capace di richiamare appassionati di teatro, amanti del vernacolo e tanti molfettesi desiderosi di ritrovare un pezzo della loro storia.
Al centro della scena, un protagonista che non ha bisogno di presentazioni: Franco Todisco, l’intramontabile "Sghiddella", l’uomo che per anni ha fatto ridere Molfetta con le sue gag, le sue mimiche irresistibili, la sua simpatia naturale e quella professionalità che solo i veri artisti possiedono.
Un tuffo negli anni ’60, un sorriso che apre il sipario. La serata si è aperta con una presentazione in perfetto stile anni ’60, introdotta da Giovanna Rapio la “Signorina Buonasera”: un omaggio elegante, nostalgico, che ha subito strappato sorrisi e applausi spontanei. Da lì, il viaggio è iniziato.
Un viaggio nel tempo, nella memoria, nelle parole che diventano immagini. Telecomunicazione, telecomando, teletrasporto: il tempo che corre, la vita che racconta Sghiddella ha guidato il pubblico attraverso scene e racconti che profumano di verità vissute. Ha parlato di tecnologia e di passato, di “telecomunicazione”, “telecomando”, “teletrasporto” e di tutto ciò che ha segnato il ritmo delle nostre vite.
E in ogni passaggio, Molfetta era lì: nelle tradizioni, nei luoghi familiari, nelle amicizie che resistono, nei modi di affrontare le stagioni della vita con ironia e cuore. Un monologo senza pause, senza fiato, senza distrazioni. Nessuna pausa. Nessun momento spento.
Il pubblico, attento e partecipe, ha seguito ogni battuta, ogni gesto, ogni sfumatura del monologo — in italiano e in molfettese — senza mai distogliere lo sguardo. Sghiddella non ha mai chiesto un bicchiere d’acqua: ha retto la scena per 1 ora e 50 minuti, catturando gli spettatori con la sua energia e con le immagini proiettate sul maxischermo, perfettamente sincronizzate con la narrazione. Le musiche, scelte con cura, hanno accompagnato ogni scena come fossero parte del racconto stesso.
Dietro le quinte, una regia che fa la differenza. Accanto alla bravura dell’attore, c’è la mano sapiente di Mauro Mastrofilippo, ideatore del monologo e cugino di Sghidello. Una regia professionale, studiata nei dettagli, frutto di un lungo lavoro condiviso che ha trasformato un’idea in uno spettacolo completo, emozionante, sorprendente.
E quando lo spettacolo è finito, il pubblico aveva la sensazione che fosse durato troppo poco.
Noi dell’Associazione Oll Muvi – I Love Molfetta abbiamo partecipato con entusiasmo, apprezzando ogni momento di questo show divertente, innovativo e profondamente radicato nelle tradizioni vere della nostra città. Un monologo che non è solo teatro, ma un abbraccio alla memoria collettiva.
Il consiglio è semplice: non perdete la prossima data. Se non avete avuto la fortuna di esserci, recuperate i biglietti alla prossima occasione. Uno spettacolo così non si racconta soltanto: si vive!
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