I Santi Cosma e Damiano: Note Storiche di Corrado Pisani

 

I Santi Cosma e Damiano: Note Storiche di Corrado Pisani

 

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Molfetta, 11/10/2026



Le carte molfettesi riportano il nome S. Cosma in un documento del 1269 avente per oggetto un noleggio di nave per conto di privati: il molfettese Guillelmus de Symeone contratta con alcuni nocchieri di Ragusa il trasporto con la loro barca, da Durazzo al porto di Molfetta o al locum dictum sanctus Cosmas presso detta città, di 3000 doghe.

Una ricerca storica sui "Santi Cosma e Damiano" realizzata dal nostro amico Cav. Corrado Pisani. Un contributo prezioso alla memoria collettiva della nostra comunità, che l’Associazione Oll Muvi, affermata nel mondo attraverso il brand "I Love Molfetta" è lieta di ospitare sul proprio sito web.

Un rinvio toponomastico del 1633 indica che il posto era limitrofo alla località chiamata «le fontane seu Sanctorum Cosimi et Damiani». Nella stessa zona dove nel 1736 era presente una “cocivina” di proprietà del Seminario in mezzo alla via di Bisceglia con una cappelluccia. Le testimonianze di questa cappella scomparvero del tutto con la realizzazione del campo del tiro a segno.

La devozione verso i Santi Cosma e Damiano a Molfetta fu avviata da don [Francesco] Saverio, Luigi Nisio (n. 26 giugno 1767 - m. 11 giugno 1837), Parroco della Parrocchia di S. Gennaro, il quale vedendo che molti Molfettesi correvano in Bitonto nel giorno della festa, fece realizzare le statue, coincidere la festa nello stesso giorno che si svolgeva in Bitonto, svolgere la processione per la città. Questa devozione, stabilita intorno al 1824, andò via via crescendo. Per i miracoli, non conservandosi alcun registro, si fa riferimento a cinque ex voto conservati nel museo della Basilica di S. Maria dei Martiri. Dei cinque ne descriviamo solo tre, in ordine cronologico.

Il primo fa vedere un uomo ustionato da un’improvvisa fiammata che fuoriesce da una “calcara”. Accanto a lui, un ragazzo ed un uomo seduto su un muretto. La dicitura recita: Mauro Squeo 3 Giugno 1885. Il miracolato era il ventenne Mauro Squeo, nato il 3 agosto 1865, in una casa posta alla Strada San Rocco, figlio del fornaro Domenico Squeo di Pasquale e Vincenza de Candia fu Giacomo. Il 16 gennaio 1896 il petrarolo Mauro Squeo sposò la casalinga Giulia Mancini, figlia di Celestino e Anna Raimondi.

Il secondo ex voto riproduce la caduta, sotto gli occhi della madre, di un ragazzo dal secondo piano di un palazzo. La dicitura in basso recita: A DEVOZIONE DI CARLO SASSO DI COSMO IL 12 OTTOBRE 1902. Il miracolato, all’epoca della tragedia, era un bimbo di quattro anni che si chiamava Carlo Sasso. Nato il 15 febbraio 1898 in una casa posta in Via Forno n. 41 (forse proprio quella riportata nella tavoletta votiva), il bimbo era figlio del marinaro Cosmo Sasso e della casalinga Marta Amato. Il 2 marzo 1924, Carlo Sasso sposò Gaetana Frara fu Vincenzo.

Il terzo rappresenta un bambino, travolto da un carro che trasporta una botte, viene prontamente soccorso dal conducente. Il mezzo viene raggiunto da un identico carro, carico di una botte, il cui conducente leva le braccia al cielo in forma di supplica. La sottostante dicitura recita: A DIVOZIONE DI GIUSEPPE GERMINARIO DI SERGIO IL 22 OTTOBRE 1904. Ad essere miracolato il piccolo Giuseppe di quattro anni (n. 1° agosto 1900), figlio del contadino Sergio Germinario (cl. 1862) e di Anna Selvaggi.

Il culto dei Santi Medici incrementò dopo il 1859. Il 16 febbraio del 1860, il proprietario Giuseppe Attanasio fu Bonaventura nell’attestare di aver fatto lavorare due statue nuove dei Santi Medici, che venivano già portate in processione in sostituzione delle vecchie, e di aver fatto realizzare due nuovi altari in marmo (in sostituzione di quelli preesistenti in stucco) ossia l’altare maggiore e l’altare dei predetti Santi Medici (prima cappella a destra entrando nella chiesa) per un totale di 1.500 ducati, concordò con il Parroco di poter collocare un’iscrizione dalla quale si evincesse che tali opere erano dovute ad una sua offerta. Inoltre, richiese la celebrazione di 14 messe per lui e sua moglie Rosa Bellifemine.
Per ricordare ai posteri questi lavori furono collocate due lapidi. La prima, attualmente collocata sul muro a destra dell’altare maggiore (cioè a sinistra dell’osservatore), riporta una iscrizione in latino di cui noi riportiamo la traduzione: All’eterno Dio Ottimo e Massimo. Giuseppe Attanasio costruì a proprie spese l’altare maggiore, essendo l’antico distrutto, con marmi scelti, che Nicola Guida, vescovo di Molfetta, consacrò secondo il rito, allo stesso tempo il parroco Michele Carabellese abbellì elegantemente tutt’intorno il quadro di san Gennaro con una decorazione a stucco e bronzo nell’anno della salvezza recuperata (dalla nascita di Cristo) - 1859.

La seconda, collocata sulla parete destra della cappella che ospita i Santi Medici, riporta altra iscrizione in latina la cui traduzione è la seguente: A Dio Onnipotente. L’edicola dei santi Cosma e Damiano, Giuseppe Attanasio con denaro proprio, eretto l’altare in marmo, scolpiti i simulacri degli stessi dal puro legno ed anche l’assito per la solenne processione mirabilmente eseguito con lavoro di intarsio, cinse l’edicola protetta con cancelli di ferro, a questa condizione, che ogni anno per sempre il 14° giorno della morte siano celebrati dal sacerdote e presidente della Curia i riti sacri e l’anniversario corale. La lapide in marmo pose nell’anno 1859.

A chiusura di queste poche note storiche mi piace riportare qualche dato biografico di questo devoto.
Giuseppe Attanasio, figlio del conciatore/conciapelle [Bona]Ventura Attanasio e di Maria del Niglio, nacque il 12 settembre 1818. Il giorno 7 maggio 1841 il Parroco di san Gennaro celebrò il matrimonio tra il “vendirolo” Giuseppe Attanasio e Anna Rosa Bellefemine (n. 26 dicembre 1820), figlia del linaiuolo Francesco Bellefemine e di Caterina Binetti.

Il 16 febbraio 1866 Anna Rosa Bellifemine morì all’età di 45 anni. Rimasto vedovo, il 13 luglio 1867, in Lecce, il negoziante Giuseppe Attanasio si sposò in seconde nozze con Fiorentina Maria Filomena Liguori, figlia del negoziante Agostino Liguori e di Lucia Errico.

Il 4 ottobre 1880, nella casa posta al Largo Cavalletti al numero 3, il proprietario Giuseppe Attanasio morì all’età di 62 anni.
Di lui possiamo ancora aggiungere che nel medesimo periodo Giuseppe Attanasio comprò un terzo (carati 8) del pielago “Garibaldi” di 58,93 tonnellate, costruito nel 1860 dai fratelli Pasquale e Domenico Uva. Sempre nel 1860-69 Giuseppe Attanasio acquisì un terzo del pielago “Il Caracciolo ex Veloce” di 74,20 tonnellate, costruito nel 1838 ad. Ancona. Inoltre, nel quinquennio 1855-60 era stato proprietario di un ottavo (carati 3) del Brich-schooner “La Cerere” di 86,92 tonnellate.

 

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