E' molfettese lavora, a NYC, per EY

 

E' molfettese lavora, a NYC, per EY

 

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Molfetta, 11/04/2016



Nella "Grande Mela", New York City, si fanno tanti incontri, noi dell'Associazione Oll Muvi, quelli di I Love Molfetta, abbiamo conosciuto Carmine Valente, molfettese, oggi lavora per una grande azienda Ernst & Young.

Tanta la nostra curiosità, e Carmine con simpatia e pazienza ha risposto a tutte le nostre domande.


* Hello Carmine, da quanti anni ha lasciato Molfetta?

Ho lasciato Molfetta nel 2008. Non perchè Molfetta non mi piacesse, ma semplicemente perchè rispetto alle mie ambizioni professionali non aveva molto da offrire.

* Sei partito all'estero per la voglia di conoscere altre culture ? O per opportunità lavorative più redditizie?

Il mio lavoro mi ha portato da subito all’estero. Sin dalla mia prima esperienza lavorativa post-laurea, pur avendo base su Roma, ho pendolato per diversi mesi in Svizzera, Francia e Spagna. Successivamente durante le mie esperienze di lavoro a Milano e Bergamo, ho continuato a viaggiare in Europa ed Africa. Tutto ciò mi ha fatto capire l’importanza dell’internazionalità che oggi, a mio avviso, dovrebbe essere parte della cultura professionale e personale di chiunque. Questo è uno dei motivi che mi ha portato ad accettare incarichi all’estero. Un altro motivo sono certamente le mie ambizioni professionali.
I soldi non dovrebbero mai guidare certe scelte. I soldi sono una conseguenza di ciò che si è in grado di costruire a mio avviso.

* Perchè hai scelto proprio NYC?

NYC è una riproduzione in miniatura del mondo. Qui lavori, vivi e incontri gente che viene dalle isolette più remote della terra. La ricerca di internazionalità è ciò che mi ha portato a NYC.

* Rientri nell'ultima generazione di emigranti Molfettesi, qual è l'oggetto più caro che hai messo in valigia prima di partire?

È una bella domanda. Non credo di aver dato particolare importanza agli oggetti quando sono partito. Però posso sicuramente dirti qual è l’ultima sensazione che ho portato via dall’Italia. La paura. La paura di non farcela, di sentirmi solo, di perdere ciò che avevo conquistato fino ad allora, che ti assicuro non era poco. Quella stessa paura però ti da la forza e ti fa andare avanti stando sempre attento a non sbagliare.

* Ernst & Young che cos'è?

È la società per cui ho lavorato per 4 anni a Milano e da 2 anni qui a NYC. È una società che si occupa di consulenza finanziaria prevalentemente. Nello specifico io sono nella divisione Risk. In soldoni mi occupo di capire a quali rischi finanziari sono soggetti i miei clienti, con particolare attenzione ai rischi legati ai sistemi informativi, e suggerisco come possono evitarli.

* Hai mai pensato di ritornare in Italia?

Certo. Amo l’Italia, così come amo Molfetta. Indubbiamente non è semplice, vista la situazione economica in Italia. Spero di poter un giorno utilizzare la mia esperienza internazionale per contribuire alla crescita di un’azienda italiana. Fare la mia parte per poter migliorare il nostro Paese, tanto bello quanto difficile da vivere.

* Della tua terra cosa ti manca di più?

Pur rischiando di sembrare banale devo dire il mare. Per lavoro volo spesso in California e non avrei mai pensato di preferire il mare del “gavettone” alle spiagge di Santa Barbara e di Malibu che da ragazzino conoscevo solo grazie al mitico Baywatch.

* Vivi nella grande mela da anni, pensi in di sentirti "Americano"??

Non credo oggi sia un valore aggiunto sentirsi legato esclusivamente ad un Paese. In questa società estremamente globalizzata, credo che il vero valore aggiunto sia riuscire a cogliere l’approccio migliore da ogni cultura. Sono nato in Italia e certamente la mia mentalità è tendenzialmente Italiana. Tuttavia gli Stati Uniti mi hanno accolto benissimo. La mia società ha creduto in me a tal punto da non avere dubbi nel sponsorizzare la mia carta verde già dopo il mio primo anno qui. Per cui mi sento Italiano, Americano, Africano, Svizzero e parte di tutti quei Paesi che hanno fatto parte della mia vita fino ad oggi.

* Dopo Manhattan se dovessi scegliere la città dove vivere, quale sarebbe per te?

Lavorativamente non credo ci sia una città che preferirei a Manhattan, almeno per quello che riguarda la mia professione. Socialmente penso a una città sul mare, con un bel clima mite: magari qualche città della California o addirittura della Polinesia o magari Molfetta.

* Le principali differenze tra Italia e NY sia lavorative che sociali?

Italia e Stati Uniti sono completamente diversi. Le prime cose che mi vengono in mente sono certamente la cultura del grazie che, lavorativamente, in Italia è quasi inesistente; il concetto di leader a differenza del concetto di capo molto più diffuso in Italia; la visione di lungo termine che caratterizza gli Stati Uniti e che permette agli Stati Uniti di avere un’economia molto forte seppur variabile e di riprendersi da qualsiasi crash in periodi tendenzialmente brevi se paragonati all’Italia o probabilmente alla stessa Europa.

* Quanti Pugliesi hai conosciuto negli States?

I pugliesi sono ovunque. Ne ho incontrati tanti, anche se nel mio ambiente lavorativo non incontro molti italiani. La maggior parte dei pugliesi e molfettesi li ho incontrati grazie ad altri pugliesi. Devo dire che la comunità pugliese e in particolar modo quella molfettese qui negli States è abbastanza folta.

* Un consiglio per i giovani molfettesi, per chi crede al famoso "Sogno Americano" ?

Ogni sogno rappresenta un’ambizione e le ambizioni si raggiungono con i sacrifici e il duro lavoro. Venire negli Stati Uniti e riuscire a conquistare il proprio sogno Americano richiede sacrifici, lavoro e tanta preparazione. Spesso dei sogni cogliamo solo l’aspetto finale, quello positivo, senza considerare che dietro il finale di un sogno c’è tanta strada da fare e che non esiste meta che non abbia un percorso per arrivarci.

* Raccontaci un aneddoto che sia un'idea degli U.S.A.?

Quando ho accettato di trasferirmi a NYC, la mia società mi ha comunicato che non avendo la preparazione e l’esperienza Americana avrebbero dovuto assumermi con un livello inferiore a quello che avevo conquistato con tanti sacrifici in Italia e così hanno fatto, avendo io accettato. Dopo pochi mesi l’ufficio delle risorse umane della mia società mi ha contattato per comunicarmi che avevo dimostrato di avere più esperienza rispetto al mio livello di assunzione e che avrebbero provveduto il giorno stesso a riallinearmi e a riallineare il mio stipendio. Tutto ciò senza che io avessi chiesto nulla.
La morale? Negli Stati Uniti le opportunità sono accessibili a tutti, a patto che si riesca a dimostrare di meritarle di più di altri. Di tanti altri…


Have a nice day. See you soon in New York City.

 

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