Le vacanze degli italiani dal 1950 ad oggi

 

Le vacanze degli italiani dal 1950 ad oggi

 

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Molfetta, 05/08/2016


Agosto un caldo da record. Le vacanze giungono al culmine e spopolano ovunque articoli sulle mete preferite e sui trend del momento. Come ogni anno del resto! Ma come sono cambiate le vacanze degli italiani nel corso degli anni?

A cavallo fra gli anni 50 e 60

Il viaggio per motivi di vacanza è prerogativa di pochi fino alla seconda metà del Novecento. Gli anni 50 sanciscono l’ingresso del popolo nel mercato delle villeggiature, merito anche dell’articolo 36 della neonata Costituzione: il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi. Con il boom economico degli anni 60 il mercato del turismo assume una dimensione ben più ampia: nel 1959 è il 13% della popolazione ad andare in vacanza, mentre già nei primi anni 60 il dato sale al 21%. La crescente portata del fenomeno è confermata dall’interesse suscitato in quegli anni: tra l’ottobre 1958 e il settembre 1959 l’Istat effettua la sua prima indagine sul flusso turistico degli italiani.

Inizialmente si tratta di gite fuori porta che si svolgono per lo più in giornata come dimostrano le affollatissime spiagge limitrofe ai centri urbani. Il cibo si porta da casa con l’eccezione, andando verso gli anni 60, del lusso di un gelato. L’indagine Istat non prende in considerazione questa categoria, circoscrivendo la pratica della vacanza a un periodo di tempo di almeno 3-4 giorni, completi di pernottamento, trascorsi dai componenti delle famiglie fuori della residenza abituale, al mare, ai monti, in località termali o di cura o in altre località, prevalentemente a scopo di riposo e di ricreazione, fruendo di tempo libero dal lavoro, dallo studio e, in genere, dalla propria attività abituale. I periodi di soggiorno lunghi risultano mediamente di 20 giorni, un tempo molto più ampio rispetto a quello attuale, con una fortissima concentrazione ad agosto, mese di chiusura di uffici e fabbriche.

Gli anni 60 vedono la presa di coscienza del potenziale delle località italiane: ha inizio il periodo di costruzione dell’offerta turistica; o più in generale comincia una fase di costruzione. E con effetti spesso disastrosi. Infatti, fino al 1959, anno di nascita del Ministero del Turismo, l’Italia manca totalmente di politiche per il settore e, in assenza di direttive, lo sviluppo avviene per lo più nella forma di iniziativa personale. Solo nel pieno degli anni 60 il dialogo tra forze politiche sul tema turismo porta al suo riconoscimento come settore economico. L’incremento dei flussi turistici interni è affiancato dall’aumento degli arrivi internazionali: con una crescita di circa il 6,5% annuo, l’Italia costituisce la prima meta mondiale.

Iniziano così gli anni 70

In vacanza si va in campeggio e ci si muove in autostop. Con la crisi petrolifera anche il turismo subisce una battuta di arresto, in particolare in seguito al blocco della circolazione dei mezzi privati; dopo l’insuccesso delle targhe alterne, austerità a cui gli italiani reagiscono con la loro nota creatività, il turismo riparte anche grazie alla liberalizzazione delle tariffe aeree che apre nuove prospettive di sviluppo.

Negli anni 80 la vacanza è di massa

L’Istat rileva che nel 1985 va in vacanza (lunga) il 46% della popolazione. Le località considerate di èlite, sulle coste e in montagna, da sempre dominio esclusivo dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, si aprono ai nuovi turisti e i fortunati film comici dell’epoca ne raccontano gli esiti. Sono gli anni delle agenzie e dei villaggi vacanze, anni in cui ci si apre al mondo ma con molte precauzioni e senza rinunciare alle comodità di casa. Siamo lontanissimi dal “turista fai da te” e dal ritorno all’autenticità che tanto sembra contraddistinguere il nostro tempo. La tecnologia inizia a timidamente a farsi strada; in un articolo del 1986 viene presentato un “giudizioso grillo parlante elettronico” di cui si legge: “No, non sarà l’ addio al buon vecchio catalogo di viaggio che resterà fedelmente a confortare le speranze di inconsueti soggiorni oltreoceano; e neppure la fine dei patinati depliants sui quali fantasticare esotici ma faticosissimi tour collettivi: semmai, l’ America astutamente insegna, le video cassette saranno un incentivo in più per chi vorrà scegliere rapidamente, e a colpo sicuro, i propri itinerari turistici.”

Anni 90

Il viaggio è diventato comune non solo nella forma di vacanza. Assumono rilevanza gli spostamenti per altre ragioni, come ad esempio le trasferte di lavoro diventate molto più agevoli, veloci ed economiche. Tra le mete preferite per le vacanze le spiagge esotiche così come gli States. “Viaggi senza frontiere ma in completo relax” (Repubblica,1991) o ancora “Stati Uniti o riviera purchè sia vacanza” (Repubblica,1994). E questa voglia di muoversi, di viaggiare incontra nella seconda metà degli anni 90 le nuove tecnologie informatiche.

Così “nel 2001 gli italiani hanno scelto via Internet quasi un milione di pacchetti vacanze e un italiano su due è andato in villeggiatura” scegliendo come meta per il 90,6% l’Italia.

Il nuovo millennio

Ma gli anni 2000 segnano anche un importante ingresso nel mercato dei viaggi, quello dei teenagers per cui nascono attività su misura, come ad esempio i viaggi studio. Seguirà una fortissima differenziazione dell’offerta con viaggi a tema, spazi e strutture differenziate con accoglienze specifiche per animali, famiglie, per cultori o amanti di specifiche attività. Ed è arrivando ai nostri giorni che il turismo, nato per pochi e diventato di massa, si specializza, si diversifica e guarda ai propri errori del passato senza però smettere di provare nostalgia per quel gelato da 150 lire e per un tuffo dove il mare è una tavola blu.


#welcometomolfetta


fonte: travelapple

 

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